Modena - Il Medioevo, il Duomo*, la Ghirlandina*, i Musei del Duomo

* Patrimonio Mondiale UNESCO (Il Duomo e la Torre Ghirlandina)

Dopo la caduta dell'Impero Romano, Modena affrontò un periodo molto buio della propria storia, causato per lo più dal dissesto idrogeologico del territorio, che costrinse la popolazione a trasferirsi in una zona limitrofa più salubre. La mancanza di un potere centrale in grado di controllare e regolare i corsi d’acqua, infatti, fece sì che il centro urbano, attraversato da canali e circondato da fiumi e paludi, subisse in quel periodo, alluvioni ed inondazioni.

La città romana sparì così sotto uno strato di terra e sedimenti, abitata unicamente dal vescovo, rimasto a presidio dell’insediamento, come custode della tomba del predecessore e patrono, San Geminiano. Solo alla fine del IX secolo, grazie ad un altro vescovo, Leodoino, poté realizzarsi la rinascita di Modena, con la costruzione di canali drenanti e di mura difensive. Da quel momento la città cominciò a crescere, arrivando, nel 1099, alla costruzione del nuovo tempio, grazie all'architetto Lanfranco e allo scultore Wiligelmo. Qui, nel 1106, alla presenza della Contessa Matilde di Canossa, fu traslato il corpo di San Geminiano che, tuttora, trova riposo nella cripta.

Consacrato nel 1184, il Duomo è un capolavoro dell'arte romanica: sintetizza la cultura antica di tradizione classica con la nuova arte lombarda, creando un modello fondamentale per la civiltà medievale. Si tratta di una vera e propria Bibbia di pietra scolpita: i fedeli che non sapevano leggere potevano comprendere la storia biblica semplicemente guardando la facciata, gli stipiti, i capitelli ed ogni altro elemento decorativo della chiesa. La Genesi è narrata con vividezza sulla facciata principale: dalla creazione di Adamo ed Eva al peccato originale e alla cacciata dall'Eden, da Caino e Abele al Diluvio Universale.

L'abilità scultorea di Wiligelmo rappresenta il percorso dell'uomo verso la salvezza con una maestria riconosciutagli già dai contemporanei, che ne celebrarono le qualità in una lapide sulla facciata. La lastra a lui dedicata è retta da Elia ed Enoch, i due profeti che non hanno conosciuto la morte terrena, a simboleggiare l'immortalità dell'opera dell'artista. Appartiene a Wiligelmo anche il portale della facciata riccamente decorato che - con un tralcio di vite abitato da mostri, belve ed esseri umani - simboleggia la lotta dell'uomo contro il peccato ed i pericoli che si incontrano lungo il cammino per la salvezza.

I portali laterali, invece, spettano ad artisti rimasti anonimi ma dal valore indiscutibile: la Porta dei Principi - che si affaccia sulla piazza Grande - racconta con ricchezza narrativa storie di San Geminiano, mentre la Porta della Pescheria - sul lato opposto, verso la Torre Ghirlandina - utilizza le favole di Fedro e del medievale ciclo di Re Artù come esempi di virtù e moralità; sullo stipite sono rappresentati i mesi ed il lavoro dell'uomo nelle diverse stagioni, immagini del tempo ciclico, delle coltivazioni, di una storia contadina ancora attuali: in gennaio si lavora la coscia del maiale, in ottobre si mette il mosto nelle botti, ad aprile si raccolgono foglie e fiori.

La vera particolarità della porta è il Ciclo arturiano della tavola rotonda nell'archivolto, leggenda portata dalla Bretagna in Pianura Padana forse da pellegrini, crociati o menestrelli in viaggio da una corte all'altra. Tra le varie pietre utilizzate per l’esterno del Duomo e della Torre Ghirlandina, spiccano i marmi di recupero, trovati nel sottosuolo e risalenti al periodo romano: resti di palazzi, case e tombe che trovarono nuova vita nel monumento più importante della città. In mattoni è invece l'interno della chiesa, le cui tre navate terminano con absidi e con un’ampia cripta, ad ospitare il sarcofago di San Geminiano, sostenuta da colonnine con capitelli decorati.

L'ambone e il pontile sono considerati tra le massime rappresentazioni romaniche del periodo. Scolpiti dai Maestri campionesi - che avevano proseguito il lavoro di Wiligelmo e Lanfranco tra Due e Trecento - rappresentano i dottori della chiesa, i quattro evangelisti, Cristo in gloria e le storie della Passione di Cristo. Nei Musei del Duomo, a fianco della cattedrale in via Lanfranco, sono esposte lapidi di varie epoche, ritrovate o tolte durante i secoli dalle pareti del Duomo. Tra queste si distinguono le “Metope” originali: lastre scolpite con immagini mostruose e bizzarre poste ai lati dei contrafforti del tetto e sostituite da copie nel 1948.

I Musei contengono una ricca collezione di oggetti sacri, tra cui paramenti, reliquiari, dipinti, arazzi, l'altarolo portatile di epoca romanica detto di San Geminiano e una mostra permanente di antichi codici miniati dell'Archivio Capitolare. Accanto si erge la Torre Ghirlandina, che sfiora i 90 metri, costruita dal Comune a scopi difensivi, i cui primi quattro piani, più antichi, sono riccamente decorati con bassorilievi raffiguranti dame, cavalieri, mostri e sirene, mentre l’ultimo, la guglia ottagonale e la cuspide sono posteriori, risalendo al XIII/XIV secolo. La Torre sembra dovere il proprio nome alla decorazione “a ghirlanda” del coronamento cuspidato, anche se, un'altra tradizione, narra di come gli Ebrei spagnoli, accolti a Modena nel Cinquecento, trovassero somiglianza tra la torre locale e quella di Siviglia, detta “Giralda”.

ComuneModena - 41100 (MO)

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