Modena - Il Palazzo Comunale, Piazza Grande*, il mercato coperto

* Patrimonio Mondiale UNESCO (Piazza Grande)

Il Palazzo Comunale, la cui mole si erge a fianco del Duomo e della Ghirlandina, è frutto della fusione di diversi edifici, il primo dei quali documentato dal 1046. A questo, nel corso dei secoli, si sono affiancati numerosi altri palazzi fino a creare un insieme di strutture che, nel Seicento, furono collegate da un portico la cui ultima parte è ottocentesca. L'attuale Torre dell'Orologio sorge nel luogo dove in precedenza si ergeva il torrazzo che fungeva da Arengario del Popolo. La statua dell’Immacolata, collocata sulla balconata, è settecentesca, pur trovandosi sulla Torre dell'Orologio dal 1805.

Un'altra piccola scultura femminile decora l'angolo del palazzo su via Castellaro: è l'immagine della Bonissima, opera romanica che guarda i modenesi dall'angolo del Palazzo Comunale. Chi la dice raffigurazione di una nobile e generosa longobarda, chi la vede come la celebre Matilde di Canossa, la Bonissima è in realtà la rappresentazione della Buona Stima. La presenza di questo emblema di giusta misura si spiega col fatto che, come testimoniato dalle misure modenesi scolpite nelle absidi del Duomo (il mattone, il braccio, la pertica e il coppofino), Piazza Grande è da sempre adibita a sede di bancarelle, fino al 1931, anno di costruzione del vicino Mercato Albinelli, luogo d’incontro per fare la spesa, dove si trovano prodotti freschi e di qualità, tipici delle nostre zone.

All'interno del Palazzo Comunale, dove è possibile visitare le sale storiche, ad accoglierci è uno dei simboli della città: la secchia rapita, un semplice secchio in legno nobilitato dall'omonimo poema eroicomico che, scritto dal modenese Alessandro Tassoni nel 624, prende spunto da fatti realmente accaduti. Durante la battaglia di Zappolino del 1325, infatti, i Modenesi misero in fuga i Bolognesi, inseguendoli fin dentro la loro città e quando, per dissetarsi, bevvero da un pozzo, ne rubarono il secchio come trofeo di guerra per testimoniare la loro impresa. Da allora è conservato a Modena con tutti gli onori.

A destra si apre la Sala del Fuoco che, nel 1546, il celebre Nicolò dell'Abate decorò con le storie dell’assedio, avvenuto nel 44 a.C., della città di Mutina, la Modena romana, e del secondo Triumvirato. A sinistra si trova la Sala del Vecchio Consiglio dove, ai primi del ‘600, Bartolomeo Schedoni ed Ercole dell'Abate dipinsero soggetti esaltanti il buon governo e l'amore per la patria, i miracoli di San Geminiano, raffigurato anche nella grande tela di Ludovico Lana del 1634 mentre prega la Madonna del Rosario per la salvezza di Modena dalla peste.

A seguire troviamo la settecentesca Sala degli Arazzi - le cui pareti narrano del momento di maggior splendore comunale di Modena, all'epoca della pace di Costanza – mentre la Sala dei Matrimoni, ornata da numerosi ritratti e dipinti, è opera di Adeodato Malatesta, caposcuola dell’arte modenese dell’Ottocento.

Ritornando in piazza, vicino al palazzo comunale, si trova poi un curioso monumento: una grossa pietra squadrata di marmo, probabilmente di lavorazione romana, qui collocata nel periodo della costruzione del Duomo. Il suo nome, “preda ringadora”, deriva dal fatto che qui, in passato, si arringava liberamente, come su un palco, al popolo. Ma era anche il luogo delle esecuzioni pubbliche e delle punizioni: per evitare la prigione, infatti, nei giorni di mercato, i debitori insolventi dovevano correre intorno alla piazza per tre volte, con la testa rasata, e, ogni giro, saltare a sedere senza pantaloni sulla pietra coperta di trementina.

ComuneModena - 41100 (MO)

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