Curiosità Dantesche - 2

Curiosità Dantesche - 2

Dopo le scatole di fiammiferi di soggetto dantesco, raccolte dall'editore modenese Angelo Fortunato Formiggini, continuiamo con le curiosità dantesche, che la Biblioteca Estense, nel suo articolato comporsi, ha potuto raccogliere e conserva, a fianco dei preziosi manoscritti e delle edizioni a stampa.

Si tratta di materiali minori, che testimoniano, però, la straordinaria popolarità di cui ha goduto nei secoli l'opera di Dante, una prova della fortuna della Divina Commedia, a ogni livello di competenza e di conoscenza.

Disparati lavori su Dante troviamo nella Raccolta Campori, che il marchese collezionista modenese Giuseppe Campori (1821-1887) volle donare al Comune di Modena, con lascito testamentario e obbligo di deposito permanente presso la Biblioteca Estense. Tra i manoscritti Campori si conservano uno spartito che mette in musica l'episodio del Conte Ugolino, opera del musicista modenese Nicola Zingarelli, un Estratto di cose notabili di un ignoto studente del XVIII secolo e un quadernetto scolastico, con la messa in prosa dell'Inferno, che il maestro Francesco Saverio Nocetti compila diligentemente  e invia in dono al marchese Campori. É lo stesso maestro ad ammettere nella lettera dedicatoria che spera così facendo di ottenerne l'appoggio per il concorso da maestro che si appresta a sostenere a Modena, «privo della patente di maestro e senza altri documenti pur necessari».

Con la collocazione alfa.W.2.1, nella stessa sala che accoglie i manoscritti trecenteschi e quattrocenteschi dell'opera di Dante, una mastodontica Divina Commedia, confezionata e miniata tra il 1943 e il 1953, testimonia la passione amatoriale di un moderno miniatore, che volle donare il frutto della sua decennale fatica alla Biblioteca Estense nel maggio del 1961. Poco sappiamo di Oreste Caffassi, oltre quello che ci racconta lui stesso nella prefazione che antepone alla sua copia.

Manoscritta e decorata in ogni pagina, con vignette, capilettera e un fregio che corre sui quattro margini, tavole a piena pagina a introdurre le tre cantiche e l'autoritratto del miniatore inserito in un tondo sul frontespizio: l'impresa è costata immane fatica all'autore, spinto, però, secondo la sua affermazione, da una forza quasi indipendente da lui stesso. Privo di qualsiasi educazione artistica, per passione, che presto si trasforma in sacrificio, Caffassi si dedica per dieci anni alla sua Divina Commedia, senza alcuna speranza di ricompensa materiale, ma con il solo desiderio che la sua opera arrechi a chi vorrà sfogliarla lo stesso diletto da lui provato nel realizzarla.

Un quadernetto scolastico e una tardiva emulazione dei più raffinati codici miniati, in attesa di esporre nelle bacheche della sala Campori le testimonianze dantesche figurate conservate nelle raccolte della Biblioteca Estense, dal  famoso Dante Estense del XIV secolo alla monumentale edizione della Divina Commedia illustrata da Amos Nattini.

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