cammini e antiche vie

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Cammini e vie di pellegrinaggio che attraversano il territorio modenese, inseriti nell'atlante dei Cammini


Via Romea Nonantolana

Di origine Longobarda, la Via Romea Nonantolana deve il suo nome all’Abbazia di Nonantola, punto di partenza del Cammino, e fa oggi parte del progetto Cammini d’Europa: una rete europea di storia, cultura e turismo.
Particolarità del Cammino Nonantolano è quello di dividersi in due percorsi distinti: il percorso occidentale, che si sviluppa lungo la sponda sinistra del fiume Panaro, e il percorso orientale, che ne percorre, invece, la sponda destra.
Entrambi i tracciati partono da Nonantola e si ricongiungono a Fanano per poi proseguire verso il crinale appenninico e valicarlo al passo di Croce Arcana.
Il tracciato della Via Romea Nonantolana si innesta (limitatamente al tratto emiliano romagnolo), sulla via Romea Strata, che dal nord est dell’Italia va verso Roma, congiungendosi inoltre, presso la località di Fucecchio in toscana, con l’itinerario della Via Francigena, in direzione Roma.

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Via Romea Germanica Imperiale

La Via Romea Germanica Imperiale è un cammino che collega la città di Trento con la città di Arezzo e fa parte dell’antico sistema di strade germaniche che andavano verso Roma. E’ stato un itinerario molto percorso nei secoli passati per esigenze militari, religiose e commerciali in quanto consentiva il collegamento tra i passi alpini, i passi dell’Appennino ed il sud della penisola italiana. La rete stradale nord-sud su cui si basa il suo percorso è sempre stata un’importante via di comunicazione tra Europa e Mediterraneo ed è stata utilizzata in entrambe le direzioni sin dai tempi dei Celti, degli Etruschi e poi dei Romani. Fu inoltre proprio da questa direttrice che nel Medioevo arrivarono in Italia i longobardi, i franchi e i germanici.
A partire dal diciottesimo secolo divenne la direttrice di collegamento più importante tra l’Italia e l’Europa, grazie anche alla costruzione dell’autostrada Abetone-Brennero che ne ripercorre sostanzialmente l’itinerario.

Oggi la Via Romea Germanica Imperiale permette di attraversare un paesaggio estremamente variegato che si snoda dalle valli alpine alle montagne dell’Appennino Tosco-Emiliano, permettendo di visitare la città di Modena insieme ai piccoli villaggi montani dell’Appennino, luoghi privilegiati della produzione di molti DOP e IGP regionali.

Pavullo, Castello di Montecuccolo, ph.  Nacchio Brothers (2).jpg


Romea Strata Longobarda Nonantolana

Il nome Via Romea Strata indicava un tempo una serie di antichi itinerari che dall’Europa Centro Orientale arrivavano ai confini della penisola italiana.
Essendo il tragitto composto da più tracciati, veniva solitamente diviso in sette piccoli differenti percorsi che, una volta attraversato il fiume Po, confluivano in Emilia Romagna all’altezza di Badia Polesine.
Nel tratto che attraversa l’Emilia-Romagna oggi la Via Romea Strata è definita Romea Longobarda -Nonantolana, in quanto si innesta per un lungo tratto sulla Via Romea Nonantolana, attraversando alcuni centri storicamente nevralgici di pellegrinaggio come il Duomo di Modena, l’Abbazia di Nonantola e l’Ostello dei pellegrini di Fanano.
Attraversato il crinale appenninico la Via Romea Longobarda ridiscende nuovamente verso Pistoia e San Miniato, dove prosegue verso sud ricongiungendosi con il tragitto della Via Francigena.

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Piccola Cassia

La Piccola Cassia è un’antica strada di origine romana che continuava verso Nord, l’itinerario della più famosa Via Cassia attraversando il territorio montano tra Modena e Bologna.
Il suo utilizzo nel tempo fu molto ampio, le sue origini risalgono infatti ai tempi della conquista ed espansione romana in Pianura Padana con la conseguente fondazione di nuove colonie e riorganizzazione del sistema viario preesistente.
L’itinerario della Piccola Cassia, rimasto invariato, nasce dalla porta Sud della città di Modena e prosegue lungo il crinale tra la valle del Panaro e quella del Samoggia in direzione dei borghi di Zocca e Castel d’Aiano, dove si immette nella Valle del fiume Reno.
Attraversati gli Appennini il percorso del Cammino ridiscende in territorio toscano e, attraverso la Valle dell’Ombrone, giunge finalmente a Pistoia, dove si ricongiunge con la Via Cassia in direzione di Roma.

Testi tratti da Travel Emilia Romagna

I cammini sopra descritti fanno parte del progetto regionale Camminiemiliaromagna.it

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Altre antiche vie che passano sul territorio modenese

La Via Vandelli

La via Vandelli è un'antica strada commerciale e militare, fortemente voluta dal Duca Francesco III d'Este, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell'omonimo ducato) e Massa. L’abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli fu incaricato di concepire e disegnare un nuovo tracciato stradale che fosse all'avanguardia dei tempi e di dirigerne personalmente i lavori. La via Vandelli fu quindi così denominata proprio in onore del suo ideatore e costruttore. La costruzione iniziò nel 1738 e nel 1751 la strada si poteva considerare conclusa.

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La Via Bibulca

È un antico tracciato romano percorribile da due buoi affiancati e quindi da carri; iniziava dalla confluenza dei torrenti Dolo e Dragone e conduceva dalla valle del Secchia al Passo delle Radici. Nel Medioevo divenne uno dei tracciati principali per il passaggio dall’Emilia alla Toscana. Ancor oggi se ne possono percorrere nei comuni di Montefiorino e di Frassinoro. La storia della Via Bibulca è legata alle innumerevoli vicende che dall'antichità interessarono la media valle del Secchia, il territorio, cioè, che costituisce il sistema vallivo e fluviale Secchia-Dolo-Dragone. La via acquisì importanza nella prima metà dell'VIII secolo coi Longobardi che aprirono il valico del Passo delle Radici per poter collegare la montagna modenese, strappata ai Bizantini, coi loro possedimenti della Garfagnana. Il periodo di massimo sviluppo della Via Bibulca fu sul finire dell'XI secolo, a partire dalla fondazione dell'Abbazia benedettina di Frassinoro (1071) a opera di Beatrice di Lorena, madre di Matilde di Canossa.

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